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Pasqua 2020

Le parole del nostro Parroco

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In cammino verso la Pasqua…

 

 

 

 

 

 

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“Pasqua, noi facciamo così”

Le vostre idee

 

 

I segni nelle nostre Chiese

 

 

 

Primi segni di resurrezione

Alcune parole dei Vangeli che ci aiutano a rimanere nella dolcezza e nella bellezza della Pasqua

 

 

 

 

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CELEBRARE NON SIGNIFICA ASSISTERE

Buongiorno care, buongiorno cari.

A quanto pare, dopo la Quaresima, anche la Pasqua quest’anno verrà celebrata senza la possibilità di radunarci insieme.

Nelle domeniche di Quaresima il suggerimento è stato quello di collegarsi con l’Eucaristia celebrata senza popolo dall’arcivescovo Mario. Questa scelta ha il valore di ribadire l’aspetto, fondamentale per essere cristiani, dell’essere una Chiesa locale raccolta attorno al proprio vescovo. Ma ha lo svantaggio di farci solo assistere all’Eucaristia come si assiste a una qualsiasi trasmissione televisiva.

Pensiamo che per la prossima Pasqua dovremo fare un salto di qualità: Pasqua è tutta la vita per un cristiano o una cristiana, non può passare via come una settimana qualsiasi.

Allora, ecco qualche suggerimento, perché nelle vostre case si possa cominciare a pensare come celebrare la Pasqua quest’anno … e a preparare quello che serve. In fondo, si tratta di sperimentare su un sentiero che a Quinto Stampi e a Valleambrosia abbiamo già provato, per esempio, nei suggerimenti che vengono dati alle famiglie del catechismo per le “catechesi in famiglia”; o nelle celebrazioni che ci siamo inventati in chiesa che non fossero solo l’Eucaristia (veglie e celebrazioni penitenziali).

Attrezziamoci: spendiamo del tempo per educare il desiderio della festa, per sottolinearne i diversi aspetti, inventiamo la maniera per celebrare in casa, perché ogni festa va preparata bene. Così che la gioia di vivere questi misteri non si spenga o resti solo un guardare un paesaggio che passa e va da dietro il finestrino di un treno su cui dobbiamo stare per forza.

 

L’ORIZZONTE DENTRO CUI POSSIAMO CELEBRARE QUEST’ANNO

La situazione che stiamo vivendo in questi giorni ci lascia senza parole, perché in fondo non l’abbiamo mai provata.

Ma, noi, abbiamo la Parola di Dio a cui attingere!

Come potrebbe benissimo raccontarvi don Nazareno, in Amazzonia, dove non c’è l’abbondanza di preti che abbiamo ancora qui in Italia, per le comunità cristiane è normale sapere che Eucaristia è ritrovarsi a spezzare la Parola di Dio: è questa parola che convoca la comunità nel giorno del Signore; che viene letta, ascoltata, spiegata e condivisa dalle persone; e viene fatta risuonare nella loro preghiera.

Anche per noi questo è il tempo di far sì che la Parola di Dio, seminata nei nostri anni di vita cristiana, continui a farci vivere da cristiani, a far crescere la nostra fede, la nostra speranza, e ad insegnarci ad amare come Gesù.

Allora, come profetizza l’Apocalisse (capitolo 3, versetto 8): 

Ecco ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere.
Per quanto tu abbia poca forza, hai però custodito la mia Parola
e non hai rinnegato il mio nome”. 

La Parola di Dio ha creato questo mondo e lo custodisce: con lo Spirito danzava sul caos iniziale per dare ordine e generare la vita (Genesi, capitolo 1).

La Parola di Dio non ci abbandona e sempre ci dona quella linfa necessaria per vivere per superare ogni ostacolo sul nostro cammino. Anche per quello che succede oggi, che ci coglie di sorpresa, ci destabilizza e sembra non avere una fine.

Beato l’uomo che nella Legge del Signore trova la sua gioia,
la sua Legge medita giorno e notte.
È come albero piantato lungo corsi d’acqua, che da frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono e tutto quello che fa riesce bene. (Salmo 1)

 

 La situazione è occasione: la famiglia come chiesa domestica

Il popolo di Israele ha vissuto per 70 anni in esilio a Babilonia. Erano lontani dalla terra santa assegnata loro dal Signore, non avevano più il Tempio e non potevano più offrire i sacrifici al Signore, non potevano più rendergli culto come erano abituati. In quei 70 anni il modo di vivere la fede di Israele si è trasformato. Anche quando poi sono tornati nella loro terra, e hanno ricostruito il Tempio, ormai sapevano che la fede non si celebra e non si trasmette lì, o in sinagoga, ma in casa. È il motivo per cui uno viene considerato appartenente al popolo di Israele non se suo padre, ma se sua madre è ebrea: perché è chiaro che la fede si tramette in casa, dove è la mamma quella che sa come celebrare il Sabato e le feste. E questo ha salvato la fede in Israele in tutte le vicissitudini e le persecuzioni che ha attraversato nella storia, da allora in poi, fino ad oggi.

Nel secolo scorso i cristiani di Albania non poterono più celebrare l’Eucaristia: dalla fine della Seconda Guerra Mondiale la Chiesa fu perseguitata dal regime; le suore, i preti, i vescovi venivano uccisi o imprigionati, o mandati ai lavori forzati. I cristiani presero l’iniziativa di trasformare le chiese in fienili per non farle abbattere; di nascondere i crocifissi e gli altri segni sacri per non farli trovare; di pregare di nascosto in casa, e insegnare di nascosto le preghiere ai piccoli. 45 anni così. E la fede si è conservata e ha continuato a essere celebrata, fino a quando ha potuto di nuovo venire alla luce all’inizio degli anni ’90.

Sono due storie che servono a confermare che veramente anche una situazione eccezionale e straniante, diversa rispetto a quello cui eravamo abituati, è occasione per reimparare a essere cristiani.

E confermano che veramente la Chiesa sopravvive non se sono aperte le chiese (che comunque restano ancora aperte per la preghiera personale), ma se le famiglie sanno trasmettere e celebrare la fede e l’amore: praticamente, se le famiglie sono chiese domestiche.

Nell’enciclica Amoris Laetitia (nn. 315 e 317), papa Francesco ha scritto:

La presenza del Signore abita nella famiglia reale e concreta,
con tutte le sue sofferenze, lotte, gioie e i suoi propositi quotidiani» …
Una comunione familiare vissuta bene
è un vero cammino di santificazione nella vita ordinaria,
un mezzo per l’intima unione con Dio. 

Se la famiglia riesce a concentrarsi in Cristo Gesù,
Gesù unifica e illumina tutta la vita familiare.
I dolori e i problemi che si sperimentano
in comunione con la croce del Signore,
e l’abbraccio con lui permette di sopportare i momenti peggiori.
Nei giorni amari della famiglia c’è un’unione con Gesù abbandonato
che può evitare una rottura.
Le famiglie raggiungono a poco a poco, con la grazia dello Spirito Santo,
la loro santità attraverso la vita matrimoniale,
anche partecipando al mistero della croce di Gesù,
che trasforma le difficoltà e le sofferenze in offerta d’amore.
D’altra parte, i momenti di gioia, di festa …
si sperimentano come una partecipazione alla sua resurrezione. …
La preghiera in famiglia è un mezzo privilegiato
per esprimere e rafforzare questa fede pasquale.

Quindi, proviamo. Quando siamo in chiesa cantiamo:

«Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra!».

Possiamo stare certi che pure in casa nostra lo Spirito del Signore animerà e sosterrà la nostra celebrazione famigliare. Anche se sarà diversa da quelle a cui eravamo abituati in chiesa. 

«Guarda: mi sono messo e rimango in piedi alla porta e busso.
Se uno ascolta la mia voce e apre la porta
entrerò da lui e cenerò con lui e lui con me».

(Gesù, nel capitolo 3 dell’Apocalisse, al versetto 20)

Gesù non forza la porta si limita a bussare e a chiamare. Se la porta viene aperta si realizza un sogno, una cena di indicibile amore.

 

NOTA BENE 1

Questi sono solo alcuni suggerimenti, immaginando come potrebbe essere celebrare la Pasqua in casa.

Ma in questi giorni usate pure la vostra saggezza per inventare altri modi.

Se vi viene un’altra idea, condividetela, per favore: scrivetela a quintodestampi@chiesadimilano.it con l’oggetto: “Pasqua, noi facciamo così”.

Così le idee che arrivano (non i nomi di chi le ha escogitate) verranno man mano pubblicate su questo sito, e anche altre famiglie potranno leggerle e dire: «Bella idea! Anche noi possiamo fare così!».

Così pure: le preghiere che inventerete, inviatele allo stesso indirizzo di posta elettronica: le condivideremo nei 50 giorni da Pasqua a Pentecoste.

NOTA BENE 2

La Caritas di Rozzano dice che nelle prossime settimane avranno bisogno di latte per le famiglie povere che assistono. Se vi capita di andare a fare la spesa, ricordatevi anche dei poveri, per favore. Comprate un litro di latte a lunga conservazione per loro; poi portatelo in chiesa e noi penseremo a portarlo al centro di ascolto cittadino. Oppure, se siete già a Rozzano, portatelo direttamente alla Caritas, alla parrocchia di S. Angelo.

 

INDICAZIONI PER TUTTA LA SETTIMANA SANTA

Creiamo un angolo della preghiera. Cioè, sgomberiamo/liberiamo uno spazio, piccolo o grande a seconda delle possibilità che abbiamo in casa, dove dei segni ci insegnino/mostrino/richiamino che questi giorni, dalla sera di sabato 4 aprile a tutta la giornata di domenica 12, sono la Settimana Santa, la Vera Settimana per la nostra famiglia.

Quest’angolo può essere un tavolino, un pezzo di un mobile che abbiamo in soggiorno, un disegno o una icona appesi a una parete o alla porta di casa. L’importante è che si custodisca questo angolo come “spazio sacro”: non si può utilizzarlo per altro; un po’ come facciamo quando insegniamo ai bambini che non si sale sul presbiterio della chiesa.

In quest’angolo ci possono essere, per esempio:

        • la Bibbia sempre aperta (su un leggio, se ce l’abbiamo);
        • un lumino (che accenderemo nel momento delle nostre celebrazioni famigliari);
        • un’icona o un quadro sacro, o un crocifisso;
        • un vaso con una piantina (cerchiamo sempre di evitare i fiori recisi);
        • eccetera.

Questi “segni”, se non sono già al centro della casa (cioè in un luogo attorno a cui la famiglia si può radunare), saranno poi, appunto, da mettere al centro nei momenti di celebrazione che vi suggeriamo. Per esempio, mettendoli sul tavolo del pranzo famigliare, che dovrà però prima essere sgombrato e apparecchiato con dignità per la celebrazione.

Ogni celebrazione cominci con un istante di silenzio: tacciano tutti i rumori che ci sono in casa; si devono sentire quei rumori sommessi a cui di solito non facciamo caso (il ronzio del frigorifero, il ticchettio della sveglia).

Dopo circa 30 secondi ci si fa il segno di croce.

Da mercoledì su questa pagina
potete cominciare a leggere i suggerimenti
per la Domenica delle Palme
e per i primi giorni della Settimana Santa.

 

 

 

 

Preghiamo.

Dio onnipotente ed eterno, che sei mirabile in tutte le opere del tuo amore,

illumina il nostro cuore perché comprendiamo che,

se fu grande prodigio della creazione del mondo,

prodigio ancora più grande è il compimento della nostra salvezza

nella Pasqua di Gesù di Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,

che vive e regna con te, o Padre, nell’unità dello Spirito Santo,

per tutti i secoli dei secoli.

 

 

 

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